ΟΥ Οχι ΤΙ κάτι ΔΑΝΟΣ εκ της γής
Απόψεις που πηγάζουν από την άλλη άγνωστη πλευρά
ΑΒΑ(ήβη)+ΤΑΡ(τάρταρα) <> ΒΙΟΣ(ζωή)+ΑΔΑΣ(άδης)
Aιώνια εναλλαγή, στην βιολογική αρμονία
Η άλλη θέση στην καθημερινότητα, τό επέκεινα, ή αλήθεια της φαντασίας.
Βουτιά στόν άπειρο και άυλο κόσμο τών ιδεών.
Υποβάθμιση του χρήματος (χξς') σε μέσο εξυπηρέτησης και όχι υπέρτατη ανάγκη.
Ατυχώς ονομάσθηκε Χρήμα (ότι χρειαζόμαστε)
και Νόμισμα (ότι θεσπίσθηκε σαν αξία)
Εξαπατήσαμε τό είναι μας, και Εκπέσαμε.

Επικοινωνία: utidanos@gmail.com

Τρίτη 30 Ιουνίου 2015

Al di là del pianto greco (pamphlet panellenico)

Incantevoli per la loro natura, travolgenti per i loro costumi, uniche per la loro storia!
Grecia, Spagna e Italia rappresentano quanto di meglio il mondo intero possa offrire ai sensi e al gusto dell'uomo. Una folgorante miscellanea d'arte, natura e cultura che rende unici ed elitari tre paesi, attraversati da civiltà di cui la storia stessa dell'umanità si fregia.
Luoghi fatati, dove il mito smette di essere letteratura per adagiarsi nel suo ambiente inenarrabile; usanze e sapori custoditi religiosamente da tradizioni che si perdono nel tempo; bagliori di storia solenne, conosciuta e studiata universalmente.
Paesi, questi, che, sebbene dotati di una quantità ragguardevole di risorse culturali, versano in condizioni non certo ottimali, con una Grecia che addirittura rischia di essere umiliata fuori misura dalle norme esercitate dall'Unione europea.
Lontano dalle erudite analisi ad effetto dei contabili d'ordinanza, io trovo, nella mia ragionevolezza terra terra, del tutto illogico che simili nazioni debbano essere, chi più e chi meno, al centro di una malvagia speculazione economica e finanziaria. Se è vero che la prima industria al mondo è il turismo culturale, si rende quanto mai opportuno ricordare che, insieme, Italia, Spagna e Grecia vantano circa l'80% dei giacimenti culturali e del patrimonio artistico del pianeta.
Pertanto, italiani, spagnoli e greci non dovrebbero essere affatto popoli in preda alla disperazione e oppressi dall'ansia, avendo, in teoria, la possibilità di vivere decentemente di solo turismo. Considerando, poi, l'agricoltura con i suoi prodotti, occorre ricordare che le medesime popolazioni producono squisitezze ambite dall'intero mercato mondiale.
E questo non fa che aggiungere assurdità a ciò che risulta già strano abbastanza.
Difatti, pur nella contemplazione di una cattiva politica, ci si chiede come possa succedere che dei territori tanto elitari per diverse ragioni, tra cui quelle naturistica e antropologica sembrano non avere eguali nel mondo, giungano a costituire recinti di depressione economica?
Perché mai, dunque, vastità a vocazione turistica e agricola, come quelle in argomento, sono sovrintese da strategie politiche europee che non ne valorizzano appieno le potenzialità? Si trova normale che un paese di bellezza fuori dal comune, come la Grecia, non abbia una struttura economica che la metta al riparo dall'azione predatoria della criminalità finanziaria mondiale?
E ancora: Italia e Spagna, da questo punto di vista, sono al sicuro?
Possibile, che i luoghi di origine di Pericle, Socrate, Aristotele,
Dante, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Cervantes, Garcia Lorca e Francisco Goya, debbano rischiare di essere confiscati da chissà quale stramaledetto ragioniere per conto di una fottutissima banca di Francoforte, o Bruxelles?
Nel frattempo, il pescatore greco mangia un pesce azzurro che io venderei, nel resto dell'Europa che conta, a cento euro al chilo;
il contadino italiano raccoglie una melanzana che, ancora io, smercerei all'estero a duecento euro al chilo; il campagnolo spagnolo versa un olio sul pane, che, sempre io, esporterei a trecento euro al litro.
Naturalmente, per vedere il Partenone, o accedere agli Uffizi e al Museo del Prado, io, ancora e sempre io, stabilirei un ticket da quattrocento euro.
Che dite, ho tenuto troppo al ribasso il costo delle melanzane?
Oscar Nicodemo Diventa fan

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